Un mestiere imparato da mia madre
Mia madre era sarta in Iran, dove sono nata. È da lei che ho imparato il mestiere. Mi ha trasmesso i gesti e, insieme, un’esigenza: la precisione e la cura che si devono a un capo affidato alle proprie mani.
Un sapere appreso così non sta tutto in un quaderno. Passa dalle mani, si ripete, si affina da un capo all’altro. È così che il cucito è diventato il mio mestiere e non mi ha più lasciata.

Il rigore di una casa di moda
In Belgio ho lavorato in una casa di moda, dove il mio lavoro era apprezzato per la precisione. Lavorare per una maison significa mettersi al servizio di un taglio e di una clientela che non sono i propri, e restituire ogni capo come deve essere indossato.
Amavo questo mestiere. Conservavo però un desiderio: avere un giorno il mio laboratorio, un luogo dove accogliere direttamente le persone e i loro capi.
Un laboratorio alla Bascule
Volevo un luogo dove accogliere le persone, ascoltare ciò di cui hanno bisogno e aiutarle con quello che so fare. Quando si è presentata l’occasione, mi sono lanciata.
Oggi quel luogo è Couture Bascule, in rue Vanderkindere, nel quartiere commerciale della Bascule, a Uccle. Il laboratorio serve la sua clientela dal 2001. Si viene per un orlo, una giacca da riprendere, un cappotto da trasformare, tende da realizzare o un prototipo da assemblare.

Un modo di lavorare
Il mio metodo è semplice. Prima di intervenire su un capo, lo osservo: il materiale, la costruzione, il tessuto lasciato nelle cuciture, il modo in cui è stato indossato. Poi ascolto lei, perché una buona modifica risponde tanto alle sue abitudini quanto al capo stesso.
Solo dopo concordiamo l’intervento, il prezzo e il tempo necessario. Ciò che mia madre mi ha trasmesso è tutto in questa attenzione: al capo e alla persona che lo indossa.
FarahCouture Bascule, Uccle
